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Interporto Roma-Fiumicino. Progetto di fruizione e valorizzazione archeologica del sistema delle aree verdi

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Il nuovo interporto Roma-Fiumicino, fin dall’avvio del progetto, realizza la previsione di un grande nodo di scambio intermodale alle porte di Roma. La superficie complessiva investita dalla realizzazione dell’interporto Roma- Fiumicino è di 160 ettari, quella destinata ai capannoni è di 30 ettari circa, di cui il 90% destinati alla logistica e il 10% agli autotrasportatori. Sono previsti inoltre una serie di servizi alla piattaforma quali: due guardianie, un centro direzionale, men- se, autofficine e stazioni di servizio.

Il progetto delle aree verdi. Oltre alle prestazioni funzionali il nuovo interporto di Roma è chiamato a svolgere anche ben determinate prestazioni ambientali. Il suo perimetro ricade infatti all’interno della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano, coincidendo co una significativa tessera del mosaico ambientale nel complesso sistema di scambi che connette gli ecosistemi collinari a quelli costieri. La volontà di far convivere un progetto di infrastrutturazione “dura” con l’appartenenza dell’area ad una Riserva naturale ha suggerito alcune scelte che hanno caratterizzato il progetto dell’interporto stesso fin dalla sue prime configurazioni. In primo luogo la previsione di vaste aree verdi interne (rispetto a realizzazioni analoghe ma anche agli standards); la superficie totale delle aree verdi è di circa 48 ettari, di queste oltre il 20 % è destinato a verde pubblico. Il progetto ingloba al suo interno, potenziandone il funzionamento ecologico, le fasce di rispetto del canale allacciante di Ponte Galeria e dei canali perimetrali, nonché gli spazi aperti di pertinenza dei due casali della bonifica; sin dal progetto preliminare è stata prevista una fascia trasversale con direzione est-ovest con funzione di interruzione dell’edificato e di connessione ecologica locale. Tutte le aree verdi sono infatti chiamate a svolgere un ruolo ecologico determinato (protezione, filtro, connessione ecologica) e in particolare a garantire la continuità degli scambi, la permeabilità del suolo ,la presenza e lo spostamento di specie animali.

Ma, oltre alle prestazioni funzionali, e a quelle ambientali, il nuovo interporto ha dovuto assumere anche una valenza culturale, in relazione agli importanti ritrovamenti archeologici che ne hanno profondamente caratterizzato il percorso attuativo e condizionato il progetto finale. A seguito dei primi scavi archeologici sono infatti venuti alla luce una serie di elementi di rilevanza territoriale: una diga di anfore della lunghezza di circa 800 metri e canali di epoca romana, silos, focolari e forni dell’età del Bronzo finale (1300 - 900 a.C.), che testimoniano la frequentazione dell’area e la sua utilizzazione a fini produttivi anche in epoche precedenti a quella romana. In generale i ritrovamenti testimoniano in modo sorprendente il rapporto dinamico fra acqua, terra e usi del suolo che ha caratterizzato l’evoluzione storica e ambientale del territorio litoraneo. Anche in questo caso la scelta è stata quella di ricercare la convivenza tra due punti di vista distanti tra loro e generalmente conflittuali esplorando, attraverso il progetto, limiti e possibilità di un rapporto “obbligato”, di una vicinanza ritenuta difficile ma non impossibile.

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