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Distretto Portuense. Linee guida per la valorizzazione dei rinvenimenti archeologici della direttrice archeologico-ambientale Roma-area costiera

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L’archeologia invisibile è fatta di siti indagati e completamente re-interrati, spesso in mezzo ai grandi contenitori o alle infrastrutture del territorio contemporaneo. I paesaggi dell’archeologia invisibile nascono da campagne di scavo a carattere estensivo - soprattutto a seguito di grandi trasformazioni territoriali - e dalla mancanza di modelli di tutela adeguati alla natura dei ritrovamenti. Non è facile comunicare il possibile senso culturale di ritrovamenti che non sempre hanno un carattere monumentale e che sono spesso difficili da comprendere rispetto al loro funzionamento antico.

Il caso del distretto Portuense, a partire dall’area della Nuova Fiera di Roma, ha rappresentato una formidabile occasione per riflettere sul possibile ruolo dell’archeologia nei territori dell’urbanizzazione diffusa, rispetto alla riorganizzazione del loro funzionamento, rinnovando il rapporto tra ricerca, tutela e valorizzazione. Grazie alla paziente ricerca di forme di dialogo condivise tra archeologia, architettura e paesaggio, il progetto di valorizzazione tende alla narrazione storica, muovendo da sequenze evolutive ritenute particolarmente significative, capaci cioè di rendere comprensibile la percezione di un territorio - anche vasto - e di siti archeologici differenti - scavati o re-interrati -, superando la dittatura degli oggetti e delle proprietà a favore di assetti dinamici e in continua trasformazione.

Le Linee guida nascono dall’esigenza di dare risposte coerenti e tendenzialmente “univoche” alle domande di uso e di sistemazione delle aree interessate dai ritrovamenti archeologici all’interno del contesto archeologico paesistico indagato. Si tratta di domande poste da soggetti eterogenei - per lo più costruttori privati o gestori di servizi - coinvolti nella trasformazione insediativa e infrastrutturale. L’obiettivo è quello di indicare una possibile integrazione tra uso contemporaneo dello spazio aperto “archeologico” e volontà di tutela e valorizzazione dei ritrovamenti, con il risultato di stabilire nuovi significati collettivi, e nuovi paesaggi, a partire dalla messa in circolazione delle conoscenze storico-archeologiche, senza che questo significhi cedere alla commercializzazione a buon mercato dell’archeologia.

La riflessione contenuta in questa esperienza di ricerca, connotata da una fondamentale parte applicativa e progettuale, è l’esito di un confronto tra punti di vista disciplinari, ruoli istituzionali diversi e competenze specifiche di un Dipartimento universitario (DiAP Diartimento di Architettura e Progetto - Sapienza, Università di Roma) e di una Soprintendenza archeologica (Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma - sede di Ostia).

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